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- Papà sei il massimo.
- Papà da oggi ti proteggo io.
- Papà sei l'uomo più buono del mondo!
- Caro papà, ti voglio sempre cosi, adorabile.
- Papà sei l'uomo più affascinante del mondo!
- Non sei un bravo artista ma sei un ottimo papà.
- Sei un papà perfetto ma, ti prego, lascia cucinare alla mamma.
- Papà tu sei il mio più grande tesoro: restami sempre
vicino vicino.
- Oggi faccio un fioretto e i dolci te li regalo io. Ti voglio bene
papà.
- Sono tanto orgoglioso di te papà. Sei il migliore e spero di
diventare come te.
- Al nostro caro papà che non potremo mai ricambiare per tutto
l'affetto datoci.
- Sei il più caro papà ma anche il mio più grande
amico, ti voglio Tanto Tanto Bene.
- Più cresco e più mi rendo conto della fortuna di avere
un padre come te: grazie, papà!
- Con questo pensierino la nostra paghetta senè andata ma tu
per noi sei l'unica cosa che conti.
- Caro papà, io son piccin e posso solo pregar Dio che mi faccia
crescer come te che sei tanto buono.
- Tu mi hai dato tanta sicurezza, forza dignità. Mi hai insegnato
tanto e spero di non deluderti mai.
- Caro babbo, spero di non fare come Pinocchio e di poterti dare tante
soddisfazioni. Auguri di cuore.
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Origini della festa
Nella tradizione popolare, San Giuseppe, sposo della Vergine Maria, è
il santo protettore
dei poveri e dei derelitti, poiché i più indifesi hanno
diritto al più potente dei Santi.
In questo giorno, si ricorda la sacra coppia di giovani sposi, in un paese
straniero ed in attesa del loro Bambino, che si videro rifiutata alla
richiesta di un riparo per il parto.
Questo atto, che viola due sacri sentimenti: l'ospitalità e l'amore
familiare, viene ricordato in molte regioni con l'allestimento di un banchetto
speciale. Così in alcuni paesi della Sicilia, il 19 marzo di ogni
anno, si usava invitare i poveri al banchetto di san Giuseppe. In questa
occasione, un sacerdote benediva la tavola, ed i poveri erano serviti
dal padrone di casa.
In alcune città, il banchetto veniva allestito in chiesa, e, mentre
due sacerdoti servivano i poveri, un terzo predicava per nove volte, tante
quante le pietanze che venivano servite.
Oltre a proteggere i poveri e le ragazze, San Giuseppe, in virtù
della sua professione, è anche il protettore dei falegnami, che
da sempre sono i principali promotori della sua festa.
La festa del 19 marzo è anche associata a due manifestazioni specifiche,
che si ritrovano un po' in tutte le regioni d'Italia: i falò e
le zeppole.
Poiché la celebrazione di san Giuseppe coincide con la fine dell'inverno,
si è sovrapposta ai riti di purificazione agraria, effettuati nel
passato pagano. In quest'occasione, infatti, si bruciano i residui del
raccolto sui campi, ed enormi cataste di legna vengono accese ai margini
delle piazze. Quando il fuoco sta per spegnersi, alcuni li scavalcano
con grandi salti, e le vecchiette, mentre filano, intonano inni per San
Giuseppe.
Questi riti sono accompagnati dalla preparazione delle zeppole, le famose
frittelle, che pur variando nella ricetta da regione a regione, sono il
piatto tipico di questa festa.
A Roma la preparazione delle zeppole, affiancate dai bignè di san
Giuseppe, ha un fervore particolare.
Nel passato, ad ogni angolo di strada era possibile trovare un banco di
frittelle, e tutta la città era addobbata da decorazioni festive.
E' infatti con la festa di san Giuseppe che si saluta definitivamente
l'inverno e si comincia a sentire il profumo della primavera, così
le vicende stagionali e gli antichi riti si uniscono con la festosità
e la devozione dei cristiani.
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